Brani del romanzo
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Le agenzie di stampa fornivano pochi particolari. In un laconico comunicato si riferiva che, all’estremità inferiore di un grande ghiacciaio, vicino alla costa meridionale della Groenlandia, la fusione del ghiaccio aveva restituito un reperto in ottimo stato di conservazione.

Si trattava di un’ascia di rame con il manico di legno. Quest’ultimo aveva consentito una prima sommaria datazione. L’epoca a cui il manufatto risaliva veniva collocata tra diecimila e dodicimila anni avanti Cristo. Non era chiara neppure la funzione che l’oggetto potesse svolgere, ad esempio arma, o semplice attrezzo per tagliare arbusti, o perfino emblema legato ad un culto religioso.

Importanti associazioni scientifiche proponevano di raccogliere fondi per condurre altre ricerche.

“Tecnologia più evoluta, però molto più antica” sintetizzò Cécile. “Tuttavia la civiltà che lo ha prodotto non è riuscita a trasferire ad altri questa capacità.”

“Proprio così” concluse Alain, constatando che questa volta Cécile aveva centrato perfettamente il problema. “Se, come alcuni sostengono, fosse un manufatto costruito per scopi religiosi, la lama dovrebbe riportare qualche segno o decorazione. Invece non ve ne sono. E poi, un manico di legno fa pensare a un attrezzo per tagliaboschi o al limite a un’arma. Non mi convince l’interpretazione come oggetto legato al culto. Secondo me è un manufatto di rame perché la comunità dove è stato costruito non conosceva la tecnica di fusione del ferro.”

“Potrebbe anche darsi che questa comunità non avesse a disposizione giacimenti di ferro” osservò acutamente Cécile.

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